G. Palumbo - F. Scaffai - F. Sisani
SE/DCS6 Gli organi della procedura fallimentare
Nuovi compiti, funzioni e responsabilità del curatore, del comitato dei creditori e del giudice delegato
• Principali aspetti operativi della riforma fallimentare
• Primi interventi della giurisprudenza
• Schede tecniche (piano di ristrutturazione debiti, schemi di attestazione, istanze di esdebitazione) scaricabili online
Gli organi della procedura fallimentare

A. Ciccia

2007

pp. 208

Prezzo €: 21,00

formato 17 x 24

 

(9788851304058)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il fallimento è stato, da sempre, utilizzato come strumento di pressione nei confronti del debitore; nondimeno, se i beni di quest'ultimo si "volatilizzavano" prima della convocazione dell'udienza prefallimentare, non era difficile imbattersi in fallimenti sostanzialmente vuoti (cd. "a zero").
Con la nuova disciplina prevista dal D.Lgs. 5/2006, invece, i fallimenti dichiarati diventano finalmente "effettivi" e la loro (ottimale) gestione richiederà una conoscenza ancora più completa e approfondita delle rispettive funzioni da parte di chi tali procedure dovrà eseguire.
Gli autori illustrano - avvalendosi dell'ormai collaudata formula a domanda e risposta che connota la collana Casi e Soluzioni - le competenze degli organi della procedura fallimentare, così come ridefinite dalla riforma.
Si va dai doveri del curatore (incarico oggi esteso agli studi profressionali associati e alle società tra professionisti), che gestisce l'intera procedura, con conseguente ridimensionamento del giudice delegato, al ruolo dei creditori, che, da semplici spettatori delle vicende fallimentari, sono ora coinvolti direttamente anche nella fase decisionale.
Complementari al volume sono le utilissime schede tecniche scaricabili on line all'indirizzo www.sistemieditoriali.it/dcs6

Prefazione
Capitolo 1 - Gli organi preposti al fallimento
Caso 1.1
In che senso con la riforma del diritto fallimentare è stata attuata una privatizzazione delle procedure concorsuali?
Caso 1.2 Considerate le nuove prerogative del Tribunale fallimentare, il fallimento può ancora dirsi una procedura giurisdizionale?
Caso 1.3 Quali competenze e funzioni il Tribunale fallimentare ha mantenuto dopo la riforma?
Capitolo 2 - Il curatore
Caso 2.1
Con la riforma del diritto fallimentare il curatore passa da braccio del giudice delegato a mente della procedura?
Caso 2.2 Il curatore è una nuova figura manageriale?
Caso 2.3 Curatore e comitato dei creditori:collaborazione o condizionamento?
Caso 2.4 In che modo il curatore è il nuovo protagonista della formazione e dell'esecutività del progetto di stato passivo?
Caso 2.5 Il programma di liquidazione è una mera e generica dichiarazione di intenti, una traccia sulla base della quale porre la propria attività o un rigido percorso da seguire strettamente?
Caso 2.6 La responsabilità del curatore è contrattuale o extracontrattuale?
Caso 2.7 Il curatore è sostituto d'imposta?
Capitolo 3 - Il comitato dei creditori
Caso 3.1
Le maggiori competenze del comitato dei creditori attribuite dalla riforma, garantiscono più che in passato una maggiore e migliore soddisfazione delle ragioni dei creditori?
Caso 3.2 Il comitato dei creditori può condizionare l'attività degli altri organi della procedura?
Capitolo 4 - Il giudice delegato
Caso 4.1
La nuova natura delle funzioni del giudice delegato legittima l'affermazione di una degiurisdizionalizzazione della procedura fallimentare?
Caso 4.2 Come è cambiata la disciplina del reclamo avverso gli atti del giudice delegato e del Tribunale fallimentare a seguito della riforma della legge fallimentare?
Caso 4.3 Esiste ancora per il fallito, alla luce delle modifiche introdotte con la riforma del 2006, una estrema possibilità di sottrarsi alla procedura?
Capitolo 5 - Ristrutturazione dell'azienda e esdebitazione
Caso 5.1
La nuova nozione di crisi di impresa aggiunge qualcosa al nuovo impianto normativo e convive o meno con la vecchia nozione di stato di insolvenza?
Caso 5.2 Gli accordi di ristrutturazione dei debiti sono una nuova specie o sono soltanto un derivato del concordato preventivo?
Caso 5.3 Il piano attestato di risanamento, ex art. 67, è il risultato delle scelte stragiudiziali del passato?
Caso 5.4 È giusto parlare di nuovo concordato preventivo oppure la riforma ha operato solo un moderato restyling dell'istituto?
Caso 5.5 Il nuovo concetto di esdebitazione come si inserisce nello spirito della riforma?
Caso 5.6 Le nuove specifiche esenzioni in tema di revocatorie fallimentari in che modo ne limitano le possibilità di applicazione?
Approfondimento Trib. Milano, decreto 12 dicembre 2005, n. 10693 - omologazione del concordato
Trib. Milano, decreto 18 maggio 2006, n. 19927 - accoglimento del concordato
Trib. Milano, decreto 13 luglio 2006, n. 8863 - rigetto del concordato
Trib. Monza, sentenza 17 ottobre 2005, n. 212 - dichiarazione di fallimento
Giovambattista Palumbo
Funzionario dell'Agenzia delle Entrate, abilitato alla professione di Avvocato, lavora presso l'ufficio legale dell'amministrazione. Richiamato in servizio presso l'Ispettorato RFC dell'Esercito, ha predisposto i progetti di riforma e l'attuazione della procedura di cartolarizzazione del patrimonio immobiliare della Difesa (SCIP 3). Collabora da anni con numerose riviste del settore e svolge attività di docenza per enti pubblici, ordini professionali e per la stessa Agenzia.
Filippo Scaffai
Dottore Commercialista, Revisore dei Conti e Curatore Fallimentare in Firenze. Esperto in controllo di gestione, è anche relatore a convegni e seminari di studi su problematiche giuridiche e fiscali.
Francesco Sisani
Funzionario dell'Agenzia delle Entrate, abilitato alla professione di Dottore Commercialista e Revisore Contabile, è responsabile dell'informazione al contribuente.
Relatore a convegni e seminari di studi su problematiche giuridiche e fiscali, svolge anche attività di docenza per enti pubblici e per la stessa Agenzia.